Balle spaziali: la dieta alcalinizzante

Lo so, l’ambito nutrizionale sotto certi aspetti potrebbe sembrare un pochino monotono, sempre quei due o tre capisaldi, contornati da un’infinità di “dipende”. Forse è per questo che saltuariamente qualcuno cerca di mettere un po’ di pepe alla questione inventandosene una nuova, magari ripescando vecchie teorie e chissà, se capita, anche speculandoci un po’. E’ il caso delle diete alcaline o alcalinizzanti, nate come diramazione dell’acid ash hypotesis.

Cos’è acido e cosa è basico.

Per comprendere meglio di cosa si tratta, dobbiamo prima chiarire un concetto, quello di pH. Il pH è un un’unità di misura che indica la concentrazione di ioni idrogeno. Quando il pH è pari a 7, viene definito neutro. Quando supera questo valore è alcalino (o basico), mentre a valori inferiori è acido. Il pH nel nostro organismo si aggira sempre intorno a valori di neutralità, con l’eccezione distretti come ad esempio lo stomaco dove un pH fortemente acido è funzionale alla digestione delle proteine.

Acid Ash Hypotesis

Partendo dall’assunto che bruciando alcuni alimenti si originino ceneri acide o basiche, nel 1912 Sherman e Gettler ipotizzarono che questo avvenisse anche nel nostro organismo e pertanto che gli alimenti siano in grado di acidificare o alcalinizzare il nostro organismo. Come conseguenza di questa ipotesi, l’idea che una dieta alcalina sia in grado di migliorare la nostra salute, salvaguardandoci dalle malattie.
Questa teoria divide quindi tra:

  • Cibi Alcalini: frutta, verdura e legumi;
  • Cibi Acidi: carne, pesce e cereali.

Dieta alcalina? Ma anche no

Il grande problema è di questa teoria è che dal 1912, quando è nata, ad oggi, non ha trovato alcun tipo di riscontro scientifico. Il problema con la maggior parte degli studi a sostegno di questa ipotesi è che misurano pH urinario in risposta all’assunzione di alimenti acidi (1), tuttavia il pH urinario è solo un’indicatore del grado di acidità a livello renale e non sanguigno, nè tanto meno sistemico. Per questo motivo la dieta alcalina non c’entra nulla con:

  • Patologie cronico-degenerative. Una delle principali speculazioni sui cibi alcalini è rappresentata dal loro ipotetico effetto preventivo sui tumori e malattie cardiovascolari. Doverosissimo chiarimento: è vero che le ricche di verdure, frutta e legumi sono preventive nei confronti di patologie tumorali, ma non certo per i loro effetti alcalini. L’elevato apporto di nutrienti e non nutrienti (polifenoli) è sicuramente una delle numerose ragioni, non c’entra nulla però la capacità alcalinizzante di questa categoria di alimenti. La differenza in effetti sembra molto sottile, ma distingue tra il buttare soldi dietro prodotti “alcalinizzanti” e optare per una dieta sana e bilanciata.
  • Salute dell’osso. L’acid ash hypotesis è anche una delle principali spiegazioni per cui secondo alcuni “esperti” il latte, in quanto proteina animale, farebbe addirittura male alle ossa, causando un aumento dell’acidità sistemica e predisponendo all’osteoporosi.
    Uno dei sistemi che il corpo utilizza per tamponare l’acido, è il calcio osseo che sarebbe quindi riassorbito in risposta all’assunzione di latte. Secondo i sostenitori di questa teoria, una dimostrazione di questo meccanismo sarebbe l’aumento dell’eliminazione di calcio con le urine dopo l’assunzione di calcio.
    Tutto vero? Chiaramente no. Come hanno spiegato Kerstetter e colleghi nel 2005, l’aumento della concentrazione di calcio nelle urine sarebbe semplicemente dovuto al maggior quantitativo raggiunto con l’assunzione di latte (2) . Se poi ci pensiamo bene, il nostro corpo non elimina mai qualcosa che è in difetto, ma tende anzi a trattenerlo con maggiore parsimonia.

In conclusione

 Ora, esistono davvero centinaia di motivi per ridurre l’assunzione di cibi di origine animale a favore di un maggior consumo di alimenti vegetali, da ragioni ambientali, a questioni etiche, passando anche da motivazioni salute, ma l’acid ash-hypotesis non è tra queste.

Adesso sai cosa rispondere a chi propina bevande, intrugli, pozioni, cataplasmi, e chi più ne ha più ne metta dai paventati effetti alcalinizzanti. Un secco no potrà bastare…ma mi raccomando, non essere acido!

References

(1) Buclin T, Cosma M, Appenzeller M, et al. Diet acids and alkalis influence calcium retention in bone. Osteoporos Int 2001;12:493–9.

(2) Kerstetter JE, O’Brien KO, Caseria DM, Wall DE, Insogna KL. The impact of dietary protein on calcium absorption and kinetic measures of bone turnover in women. J Clin Endocrinol Metab. 2005;90(1):26–31

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